La bufala del Ginko Bilboa

giovedì 31 Dicembre 2009 - Salute

La bufala del Ginko Bilboa Confermati i dubbi sul fatto che Ginkgo billboa rallenti il ritmo del declino cognitivo negli anziani. Gli anziani che assumono Ginko Bilboa per difendere la propria memoria non ottengono nessun beneficio in più dei soggetti che prendono un semplice placebo.

Lo afferma una ricerca dell'Università di Pittsburgh, diretta da Beth Snitz e pubblicata dal "Journal of American Association" (JAMA).

I ricercatori sono partiti da un punto fermo: "L'estratto di Ginkgo Bilboa è commercializzato su scala mondiale e utilizzato con la speranza di migliorare, prevenire e ritardare il deficit cognitivo associato all'età e i disturbi neurodegenerativi come l'Alzheimer. In effetti, negli Stati Uniti, ma ancor più in Europa, i preparati a base di questa specie vegetale rappresentano il trattamento erboristico più diffusamente utilizzato per prevenire il declino cognitivo legato all'età".

Successivamente, gli scienziati hanno revisionato i risultati dello studio denominato Ginkgo Evaluation of Memory (GEM): il loro scopo era verificare le potenziali proprietà del Ginko nell'attenuare il declino cognitivo nei volontari, tutti soggetti anziani con livello cognitivo normale o un lieve deficit all'inizio dello studio. Va notato inoltre come il GEM affermi come l'estratto del vegetale non sia capace di ridurre l'incidenza della demenza da Alzheimer o di ogni altra forma.

La squadra dell'Università di Pittsburgh (alla fine del proprio trial controllato e randomizzato) ha così scoperto come non esiste nessuna prova della funzione difensiva del Ginko Bilboa a favore di variazioni cognitive globali e né evidenza di un effetto su specifici domini di memoria, linguaggio, attenzione, abilità visuospaziali e funzioni esecutive. E tale non-effetto colpisce allo stesso modo, senza fare distinzione per età, sesso, etnia, educazione o stato cognitivo di base.

Concludono allora i ricercatori: "In definitiva, non c'è evidenza del fatto che Ginkgo Bilboa rallenti il ritmo del declino cognitivo negli anziani. Questi risultati sono in accordo con precedenti studi minori sulla prevenzione del declino cognitivo o sulla facilitazione delle prestazioni cognitive e con la revisione Cochrane del 2009 per demenza e deficit cognitivo".

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