Tensioni "maggioritarie" sul processo breve

martedì 31 Agosto 2010 - Politica

Tensioni Si respira un clima alquanto pesante tra berlusconiani e finiani riguardo al testo di legge sul processo breve. Il Pdl avrebbero annunciato al gruppo del presidente della Camera Gianfranco Fini di non essere disposto ad una "riflessione ulteriore" sul testo. A sostegno invece dei finiani Pierferdinando Casini e l'Udc che avrebbero manifestato la loro idea di non voler approvare il testo attuale. Dura e contraria la posizione dell'Italia dei Valori, che attraverso il portavoce Orlando, avrebbe così commentato la legge, proposta dal governo "per "garantire l'immunità giudiziaria al presidente del Consiglio, mandare in malora migliaia di processi, lasciando impuniti i criminali e non rendendo giustizia ad altrettante vittime di reati".

I tentativi di dialogo tra Pdl e finiani non sono riusciti a sbloccare la situazione nella maggioranza. Sulla giustizia e, in particolre, sul processo breve, parte integrante dei cinque punti su cui il governo intende chiedere la fiducia a metà settembre, continua a giocarsi una partita che appare in stallo.

È vero che tra gli uomini vicini a Gianfranco Fini sono emerse sensibilità diverse sul provvedimento già approvato dal Senato. Al momento, però, tra Pdl e Fli sul processo breve sembra prevalere il muro contro muro. Il capogruppo finiano alla camera Italo Bocchino, che aveva già inserito il ddl in quel 5% di programma in cinque punti che «va discusso», ieri ha ribadito che «la Camera non è l'ufficio notarile del Senato», sottolineando che il testo «va approfondito», a partire dalla norma transitoria. «Noi siamo favorevoli a uno scudo giudiziario per Berlusconi, che è vittima di una aggressione, ma non si può far venir meno 4-5mila processi», avverte Bocchino. Quest'ultimo ha inziato ieri a Reggio Calabria con altri esponenti di Fli – tra cui Carmelo Briguglio e Fabio Granata, decisi a votare contro l'attuale testo sul processo breve – un tour delle procure per dare sostegno ai magistrati e raccogliere suggerimenti.

Dal fronte dei fedelissimi di Silvio Berlusconi arrivano repliche inequivocabili: il provvedimento deve essere approvato così come è uscito dal Senato. Il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto ribadisce così che «il processo breve, ideato per snellire l'iter e fare chiarezza rispetto a una durata incerta dei processi, rientra a pieno titolo nella riforma della giustizia e dunque nei cinque punti programmatici. Sollevare questioni di lana caprina solo su di un punto come fa qualcuno non aiuta il buon esito dei rapporti che invece vanno chiariti in modo chiaro e definitivo rispetto alla adesione o meno ai cinque punti». In sostanza, basta continuare a girarci attorno, i parlamentari di Fli dicano chiaramente cosa vogliono fare perché, avverte Maurizio Lupi (Pdl), non è tollerabile una «infinita trattativa».

Il finiano Adolfo Urso è invece convinto della possibilità di trovare un'intesa, a patto che ci sia «un gesto da parte del premier per restituire a Fini il ruolo che gli spetta nel partito». Il viceministro punta il dito contro il documento della direzione nazionale che "scomunicò" il presidente della Camera. Secondo Urso la direzione andrebbe riconvocata per «riscrivere un patto di legislatura». In pratica, nessuna trattativa è ipotizzabile senza la revoca dell'espulsione del co-fondatore del Pdl.

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