LiberoGate: tra eversione e querele, il fango preelettorale

mercoledì 29 Dicembre 2010 - Politica

LiberoGate: tra eversione e querele, il fango preelettorale La Procura distrettuale di Bari ha infatti aperto un fascicolo per «attentato per finalità terroristiche o di eversione» (art.280 del codice penale) dopo le rivelazioni fatte da Libero. In un editoriale lunedì il direttore Maurizio Belpietro aveva rivelato di un progetto di un attentato al presidente della Camera, Gianfranco Fini, da compiere in una sua prossima visita ad Andria.

L'ipotesi di reato c'è. Troppo presto, invece, per avere già individuato possibili mandanti ed esecutori materiali. Il giorno dopo la pubblicazione dell'editoriale in cui il direttore di «Libero» Maurizio Belpietro ha fatto riferimento a un progetto di attentato ai danni del presidente della Camera Gianfranco Fini, in occasione di una prossima visita istituzionale in Puglia, la procura distrettuale di Bari ha aperto un'inchiesta per violazione dell'articolo 280 del codice penale. 

«Attentato per finalità terroristiche o di eversione», recita la rubrica. Più nel dettaglio, si tratterebbe di «eversione all'ordine democratico» essendo il bersaglio del presunto attentato la terza carica dello Stato. Di conseguenza la competenza ad indagare è della procura distrettuale, nella veste di procura «antiterrorismo» che «copre» tutto il distretto (province di Bari, Bat e Foggia). Nel suo articolo di due giorni fa il direttore di Libero ha scritto che chi vorrebbe colpire Fini «si sarebbe rivolto a un manovale della criminalità locale, promettendogli 200mila euro».

Il prezzo, comprenderebbe «il silenzio sui mandanti, ma anche l’impegno di attribuire l'organizzazione dell’agguato ad ambienti vicini a Berlusconi, così da far ricadere la colpa sul presidente del Consiglio ». Insomma, ferire lievemente Fini per colpire politicamente Berlusconi. Le indagini, che sono solo all’inizio, stanno Tre le procure che indagano sull'episodio. Quella di Trani ha aperto un'indagine conoscitiva, senza ipotesi di reato, né indagati, in ragione del fatto che il «manovale » assoldato per commettere l'attentato sarebbe stato individuato tra le fila della criminalità di Andria, sempre stando a quanto scritto due giorni fa da Belpietro.

Il portavoce di Fini, Fabrizio Alfano, ha dichiarato ieri in una nota: «In relazione a quanto pubblicato lunedì e martedì dai quotidiani Giornale e Libero, il presidente della Camera Gianfranco Fini ha dato mandato di adire le vie legali a tutela della propria onorabilità». «Quest'attacco di Libero è una cosa pazzesca. Affermazioni di cui è inutile cercare la coerenza. Siamo al ventilatore acceso, al fango che schizza in ogni direzione». Naturalmente i finiani scendo in campo a difesa del loro leader. A partire dalla direttrice del Secolo Flavia Perina: «Una volta nei passaggi politici più delicati scoppiavano le bombe, oppure venivano rapiti gli statisti, oggi si videoregistrano non meglio identificate escort». Dal Pdl in verità restano tutti a distanza dal caso. Maurizio Gasparri, capogruppo al Senato, puntualizza: «Capisco la riservatezza delle fonti per un giornalista però sarebbe bene portare alla magistratura tutti gli elemnti per capire come stanno le cose. Il nostro dissenso da Fini è politico, questa vicenda andrà accertata a questo punto dai magistrati. Ritengo che il confronto debba rimanere su temi politici».

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