Se non passa il federalismo, subito al voto

lunedì 31 Gennaio 2011 - Politica

Se non passa il federalismo, subito al voto Dopo le bordate di Umberto Bossi, al grido di "O federalismo o morte", ecco un altro esponente di spicco della Lega Nord a confermare gli intenti del suo partito. Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha infatti rilasciato una lunga intervista al "Corriere della Sera" in merito al voto sul federalismo fiscale comunale previsto per il prossimo giovedì, 3 febbraio. «Se giovedì il federalismo non passa andiamo tutti i casa», questo il monito lanciato da Maroni, il quale fotografa in modo lapidario quanto sta accadendo all'esecutivo Berlusconi, in particolare dopo le note vicende sul Rubygate: «Dopo la fiducia del 14 dicembre - ha fatto notare - è come se fossimo in convalescenza e quello che sta accadendo alle istituzioni non ci dà una maggioranza sicura».

Quella sul federalismo e' per la Lega "la partita della vita": se giovedi' prossimo il federalismo non passera' si tornera' alle urne. Lo afferma, in una intervista al Corriere della Sera, il ministro dell'Interno Roberto Maroni, secondo il quale "c'e' uno scontro tra le istituzioni dal quale si deve uscire al piu' presto per far ripartire l'attivita' di governo".

Alle elezioni, comune, il Carroccio "ci sta pensando da tempo, anche perche' -aggiunge il titolare del Viminale- questa incertezza costante in cui vive la politica non consente di fare previsioni certe". La lealta' verso Berlusconi non e' pero' in discussione: "noi -spiega Maroni- diciamo che un governo diverso da quello esistente non si puo' fare senza passare per le urne. Se il capo dello Stato decide di sciogliere le Camere ne prenderemo atto. Questo, naturalmente, puo' avvenire solo dopo il voto sul federalismo".

Per Maroni e' dunque possibile lo scioglimento delle Camere senza le dimissioni del capo del governo: "teoricamente si'. Se la lotta politica degenerasse in uno scontro cosi' duro da rendere impossibile il lavoro delle istituzioni -risponde il ministro- il presidente della Repubblica potrebbe essere costretto ad esercitare le sue prerogative previste dalla Costituzione".

La proposta di Massimo D'Alema di un'alleanza tra tutte le forze politiche per arrivare ad un nuovo governo con o senza le elezioni e' "irricevibile'', dice ancora Maroni. "Non ci interessa. Il tentativo di fare a Berlusconi quello che si fece a Craxi non e' riuscito e non credo che riuscira'. Non e' ipotizzabile -spiega Maroni- un 'dopo Berlusconi' che passi attraverso un 'contro Berlusconi'".

"Le congiure di palazzo possono solo portare ad una situazione di stallo, ed e' quello che noi vogliamo evitare ma -conclude il ministro- senza mezzucci da prima Repubblica".

Governo: Sacconi, passo indietro Berlusconi non serve, leader moderati nel mirino

Dallo scontro tra le istituzioni non si esce "con un passo indietro di Berlusconi". Lo dice, in una intervista a La Stampa, il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, che punta il dito contro una parte della magistratura "che ha sempre come bersaglio solo lo schieramento moderato. E' evidente -sottolinea Sacconi- che serve una composizione di questo conflitto, in termini politici ma anche di nuova regolazione del sistema giudiziario".

Il 'passo indietro' chiesto dalle opposizioni al premier, dunque, e' per Sacconi inutile: "alle 'anime belle' che pensano che in questo modo si possa risolvere il problema, vorrei ricordare che l'origine di questo conflitto risale addirittura ad un tempo antecedente la sua discesa in campo. Ma soprattutto, se non lo si risolve, esso investira' negli stessi termini mediatico-giudiziari qualunque altro leader moderato".

Secondo Sacconi, non ci sono le condizioni per uno scioglimento delle Camere: "governo e Parlamento -spiega il ministro- sono tutt'altro che paralizzati. Il Parlamento finora ha sempre lavorato. Gli stessi accordi di Mirafiori e Pomigliano si sono potuti concludere positivamente grazie ad un contesto di governo e maggioranza parlamentare favorevoli. Se ci fosse stato un governo ostile o anche solo una diversa maggioranza parlamentare, questi accordi sarebbero stati impediti o fortemente disturbati"

Governo: Bocchino, a breve Berlusconi sarà costretto a dimettersi

"A breve Berlusconi sara' costretto a dimettersi. Ormai l'inquilino e' incompatibile con palazzo Chigi". Lo afferma, in una intervista a La Repubblica, il capogruppo di Futuro e liberta' alla Camera Italo Bocchino, secondo il quale "se si fa' da parte, ha la possibilita' di indicare al capo dello Stato una rosa di nomi e su uno di quei papabili si puo' trovare una convergenza ampia".

"Siamo certi -aggiunge- che ci sarebbe un atteggiamento diverso anche da parte del centrosinistra per dar vita ad un governo di responsabilita' e affrontare tre, quattro riforme strategiche". Quanto all'alleanza costituente evocata da Massimo D'Alema, "scattera' -dice Bocchino- in caso di emergenza democratica. Ma non ci siamo ancora".

Il premier non sembra intenzionato a farsi da parte. "Quando tra dieci giorni sara' imputato in un processo per prostituzione minorile -insiste Bocchino- allora dovra' farlo, rispettando cosi' la volonta' del 60 per cento degli italiani ormai convinto che la situazione sia insostenibile. Anche Ben Ali' non avrebbe voluto lasciare, anche Mubarak non vorrebbe farlo". E l'ipotesi di uno scioglimento delle Camere anche senza una sfiducia in Parlamento? "E' un'ipotesi molto forte ma percorribile, Costituzione alla mano. Mossa obbligata -conclude Bocchino- se il premier continuera' a fuggire ai suoi giudici, se preferira' attaccare i pm, se il ministro degli Estri anziche' occuparsi dell'Egitto fara' ancora il fattorino, se tutto saltera' per aria".

Fonte adnkronos.com

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