Sala operatoria chiusa per sciopero

sabato 21 Novembre 2015 - Salute

Sala operatoria chiusa per sciopero La protesta di una donna che attendeva un intervento da 6 mesi: «Trattata come un numero

Doveva essere sottoposta a un delicato intervento chirurgico, programmato sei mesi fa, ma a causa dello sciopero di venerdì, proclamato dall’Unione sindacale di base (Usb), che ha coinvolto i lavoratori del pubblico impiego, non è stata operata.

Il giorno prima, giovedì, è stata ugualmente sottoposta a tutti gli esami pre operatori al Santa Maria della Misericordia, salvo poi venir rispedita a casa nel pomeriggio. Ma la protagonista di questa storia, un’infermiera in servizio all’ospedale di Gorizia, non ci sta e denuncia «la mancanza di organizzazione» e «l’evasività delle risposte date dai medici di fronte alle mie domande: mi hanno trattata come se fossi solamente un numero».

In azienda ospedaliero universitaria alle 17 di ieri (ultimo aggiornamento disponibile) avevano aderito allo sciopero 4 medici e 18 infermieri. L’attività, come accade per prassi in questi casi, era stata rimodulata nei giorni precedenti, proprio per poter garantire comunque le emergenze.

Rita Franz doveva essere sottoposta a un intervento di isterectomia «a causa di un fibroma uterino». A seguito di una visita privata in Ginecologia, infatti, all’infermiera goriziana era stata consigliata l’operazione, che avrebbe richiesto un ricovero ospedaliero di circa cinque giorni. L’intervento era stato fissato per venerdì.

«Giovedì – racconta la donna – un mio conoscente mi ha accompagnata in ospedale, dove in mattinata mi hanno fatto i prelievi e poi mi hanno lasciata a digiuno in attesa dell’intervento del giorno dopo. Era sei mesi che lo attendevo e nel frattempo ho dovuto seguire una terapia che mi sta debilitando. Giovedì pomeriggio – continua l’infermiera – si è presentata una équipe di medici, tra cui il primario Diego Marchesoni, che mi ha comunicato l’annullamento dell’isterectomia a causa dello sciopero e mi ha invitato a tornare a casa, senza darmi ulteriori indicazioni su una possibile data in cui effettuare l’operazione».

Tra l’altro, non essendo arrivata a Udine con mezzi propri, Franz ha dovuto aspettare fino alle 20.30 («dopo esser stata sollecitata a firmare l’autodimissione») che un amico la riaccompagnasse a casa. «Con il taxi – spiega – avrei speso 90 euro, altrimenti avrei dovuto prendere bus e treno e fare un tratto a piedi e con la valigia, preparata per l’intervento, mi sarebbe stato scomodo

Scrivi il tuo commento all'articolo

   

Se le lettere non fossero abbastanza chiare, premere F5 per cambiarle